Ricordi dell'Ultima Guerra

Bernardina Lancia

    Ero piccola ed a malapena sapevo camminare, quando la guerra arrivò al mio Paese.

   La seconda guerra mondiale è stata vissuta da noi abitanti di Rocca d'Arce e da me personalmente, come un qualcosa di irreale, di fantastico ... di nuovo.

    In un primo momento cominciai a sentire dei colpi sordi che venivano da lontano dal "Mare"... poi quando si udivano più forte e laceranti erano verso Teano, poi Cassino e infine Montecassino.

    Come all'Abbazia gli Americani credevano ci fossero i Tedeschi, anche qui a Rocca d'Arce sul nostro Castello in molti credevano chissà cosa vi fosse nascosto.

   Gli abitanti del centro si rifugiarono da noi nella campagna, per sfuggire alle cannonate che, provenienti dalla direzione di Monte Caira e dalla pianura di Aquino, molte volte finivano anche tra le abitazioni civili del Paese.

   Nelle nostre case di campagna ognuno aveva costruito dei ricoveri di fortuna sottoterra, sia per ripararsi dalle schegge delle bombe, sia per nascondere gli animali dai "collaborazionisti" dei Tedeschi che,  facendo loro la spia, ce li facevano confiscare.

   A Rocca d'Arce c'erano diversi punti di comando sia tedeschi  che Inglesi, ma noi non parlavamo perché c'era il timore di essere fucilati sia dagli uni che dagli altri;

    Nella mia casa i Tedeschi avevano installato un posto di comando durante le operazioni di bombardamento del Monastero di Montecassino, io lo ricordo ancora adesso perfettamente.

   Il comandante Tedesco che era nella mia casa doveva essere un ufficiale di grado elevato, questo perché quando arrivavano dei colonnelli si mettevano, al suo cospetto sull'attenti.

    Ogni mattina io portavo a questo ufficiale tedesco il latte delle nostre mucche e un uovo, perché si fidava di me che ero una bambina, infatti non si faceva avvicinare da nessuno dei civili, tanto era diffidente. Spesso nella giornata si metteva al coperto delle piante di noci del giardino, ben imboscato per non farsi vedere dagli aerei che passavano frequentemente sopra di noi, per trasmettere con il fronte in combattimento e dare ordini precisi sul da farsi.

   Un giorno sparì un binocolo a mia madre,  lo fece presente all'autista del comandante, quest'ultimo fece mettere tutti i soldati tedeschi schierati sull'aia e, minacciandoli di fucilarli fece saltar fuori il binocolo che ci venne restituito.

   Uno dei tristi episodi che scossero il Paese allora, fu quello del bombardamento della località "Ceppo" in Via Rio Verde. La vicenda andò cosi: una mattina presto il comandante che stava nella nostra casa disse a mia madre di andare subito via perché loro erano stati scoperti e stavano venendo gli alleati a bombardare la casa; dopo circa un ora dalla loro partenza si udirono i rumori delle "Fortezze Volanti" erano enormi,  ci sembrava una cosa fantastica, ma da "Ceppo" alcune persone incominciarono a sventolare degli asciugamani con la speranza che lanciassero qualcosa da mangiare, un po' di cioccolata o quant'altro. I piloti degli aerei, in un primo momento erano un po' perplessi, ma poi forse, vista la vicinanza della mia casa con la località "Ceppo" si diressero verso loro, facendo segno in continuazione alle persone di allontanarsi (perché tempo prima avevano lanciato dei biglietti in cui si diceva che se c'erano dei tedeschi nelle case, bisognava fare un segnale con un panno e scappare); quelle persone invece continuarono a sventolare i loro panni ed i piloti, dopo vari giri sganciarono il loro carico di morte. Ci furono molti morti e tanti feriti, ne fummo molto scossi, anche perché era il primo "Vero" episodio di guerra nel nostro piccolo Paese.

   Poi un "Bellissimo" giorno abbiamo visto spuntare in mezzo alle colline di Santopadre dei carri armati ... era finito l'incubo erano gli americani.

   Purtroppo, per me un'altro avvenimento segnò la mia vita, era appena finita la guerra ed io avevo circa cinque anni, quando chissà con quale oggetto residuato della guerra mi procurai un taglio prendendo in seguito il tetano; allora con il tetano il destino era segnato, non c'erano quasi per niente medicinali idonei alla malattia e, come ultima spiaggia il mio medico condotto, dott. Francesco De Luca mi portò ad Arce, presso l'attuale sede delle Scuole Elementari dove c'era un pronto soccorso Inglese. C'era un dottore Inglese che, ricordo ancora bene, mi disse che di solito per il tetano usavano 150 unità di medicinali ma che, disse al mio dottore erano tutti morti allora, disse,  facciamo una prova con 300 unità ... tanto la mia vita era segnata. Dopo varie puntura riuscii a sopravvivere e, devo la mia vita al mio medico ma, soprattutto a quel medico Inglese... .

                                                                                                 Bernardina Lancia  (mia Madre)